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Sindacati denunciano le condizioni dei lavoratori dei centri di ricerca agro alimentari

Maggio 3, 2017

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Situazione fuori controllo dall’aggravamento della situazione debitoria degli enti al non raggiungimento dell’istituzione di un centro unico

L’AQUILA Attraverso una nota congiunta di Fai Cigl, Flai Cisl e Uila Uil, arriva la denuncia dei sindacati. “I lavoratori dei centri di ricerca regionali del settore agro alimentare sono allo stremo, hanno perso il conto delle retribuzioni arretrate che superano i 24 mesi al Cotir di Vasto ed i 10 mesi al Crab di Avezzano”. “Il tanto decantato progetto di riordino che secondo la Regione Abruzzo doveva portare, entro “sei mesi” dalla nomina dei commissari liquidatori, alla razionalizzazione e all’istituzione del centro unico, a distanza di quasi tre anni non ha prodotto nulla se non il peggioramento delle situazioni debitorie degli enti e l’aggravarsi delle condizioni, già disperate, dei dipendenti. Le organizzazioni, in questi giorni, stanno invano cercando di interloquire con l’assessore Dino Pepe, chiedendo di essere convocate, senza alcun esito. Sembra quasi che il problema della sopravvivenza dei centri di ricerca e della tutela dei lavoratori che vi svolgono la propria opera sia una questione irrilevante agli occhi del governo regionale, una seccatura dalla quale è preferibile tenersi a debita distanza. Eppure i ragionamenti ed i percorsi a fatica portati avanti con grande senso di responsabilità dal sindacato, nel confronto con la Regione e gli impegni presi, potevano e dovevano condurre ad un risultato che si riteneva condiviso cioè dar vita ad un unico centro finalmente in grado di garantire quel lavoro di ricerca ed innovazione tanto necessario alle imprese agro alimentari abruzzesi, in una logica di crescita e sviluppo di un settore strategico per l’economia regionale, salvaguardando i livelli occupazionali. Invece nulla di tutto questo sta accadendo, la situazione sembra essere completamente fuori controllo da parte sia dei liquidatori, sia della Regione; lo scenario più probabile all’orizzonte è quello della chiusura dei centri con conseguente perdita di posti di lavoro con dispersione di alte professionalità, smantellamento della ricerca applicata in agricoltura e depauperamento del patrimonio pubblico“.