Lun. Feb 6th, 2023

Pescara capofila del progetto “Casa delle Tecnologie emergenti”

Pescara capofila del progetto “Casa delle Tecnologie emergenti”
Dicembre 12, 2022

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Nel partenariato Università, importanti Centri di ricerca e aziende leader nazionali

 

 

PESCARA Pescara partecipa al progetto “Casa delle Tecnologie emergenti”aderendo al partenariato che vede impegnati l’Arap (Azienda regionale attività produttive), il Politecnico di Torino (Centro Nexa), l’Università d’Annunzio e undici aziende del settore privato, in alcuni casi anche multinazionali o partecipate, con sede in Lombardia, Piemonte, Lazio e Abruzzo.

L’istanza, inoltrata al Mise, è stata illustrata questa mattina nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la sala consiliare di Palazzo di città e alla quale hanno partecipato il sindaco Carlo Masci, l’assessore comunale all’Innovazione tecnologica, Eugenio Seccia, il presidente di Arap, Giuseppe Savini, e alcuni rappresentanti delle strutture di ricerca coinvolte. Per tecnologie emergenti si intendono Blockchain, Intelligenza artificiale, Realtà aumentata (virtuale e immersiva), IoT (Internet delle cose) e tecnologie quantistiche.

<E’ un’ulteriore opportunità – ha detto il sindaco Carlo Masci questa mattina – per implementare il patrimonio di tecnologia che questa città è già in grado di esprimere. Solo di recente questa amministrazione è stata riconosciuta in questo ambito tra le migliori realtà nazionali per l’uso e la programmazione delle tecnologie emergenti nell’erogazione di servizi innovativi. Gioirò con voi se questo ennesimo progetto dovesse essere accolto dalla valutazione del Mise, ma intanto già il fatto che si sia in grado di proporre uno strumento di questa portata testimonia quale sia la potenzialità della nostra realtà. Ringrazio naturalmente i partner che hanno aderito a questa proposta, che sono università, centri di ricerca e aziende espressione del territorio non solo abruzzese>. Il progetto CTE, esempio virtuoso di collaborazione pubblico-privato, raccoglie infatti la sfida dell’innovazione sviluppandone sul territorio applicazioni ed effetti economici. <Ciò che va colto – ha detto il presidente di Arap, Giuseppe Savini – è l’importanza del metodo. Noi parliamo da sempre della necessità di essere competitivi come sistema, e  oggi cerchiamo proprio di mettere insieme i migliori soggetti, sia di profilo istituzionale che appartenenti al settore accademico e privato, per ottenere un risultato strategico che sarebbe di straordinaria levatura in quanto permetterebbe di facilitare il trasferimento della conoscenza e rendere maggiormente competitiva la nostra economia e la pubblica amministrazione. Le applicazioni sono tantissime, basti pensare all’industria e all’agricoltura. Dove c’è un sistema coeso vi è la possibilità di partecipare a bandi come questo; e l’Abruzzo non può certamente più permettersi di perdere opportunità e risorse>.  

La Casa delle Tecnologie emergenti prefigura un centro di trasferimento tecnologico che renderà complementari le competenze scientifiche delle università e dei centri di ricerca con le esigenze del tessuto imprenditoriale per l’applicazione e la diffusione delle citate tecnologie, questo grazie allo sviluppo delle reti mobili ultra veloci (5G)  e alla ricerca sulle reti mobili di nuova generazione (6G), attraverso:
– 1.  la realizzazione di attività di ricerca e sperimentazione finalizzate ad ampliare l’offerta di servizi e a migliorare quelli esistenti sul territorio;
– 2. sostegno a start-up e al trasferimento tecnologico verso le imprese.
L’iter ha preso le mosse da una delibera Cipe del 2018,  quindi ha completato il proprio percorso con il decreto del MISE (Ministero dello Sviluppo economico) dello scorso mese di agosto che ha inteso in questo modo dare una spinta concreta  allo sviluppo di processi, prodotti e modelli di business e organizzativi fondati sulle tecnologie emergenti applicate in particolare all’industria dell’audiovisivo, alle infrastrutture, alla mobilità, alle industrie creative, alla robotica industriale, contesti che necessitano di reti mobili ultra veloci e di nuova generazione. Il decreto ministeriale è rivolto ai Comuni quali soggetti beneficiari, ove vi sia però una rete a banda ultralarga in tecnologia mobile 5G, in qualità di capofila; l’obiettivo è quello di offrire quanto prima uno spazio fisico e le risorse necessarie per costruire idee di impresa, sperimentare le nuove tecnologie, sostenere la nascita di start-up e trasferire i servizi necessari in particolare alle Pmi.

<E’ già una grande vittoria – ha sottolineato nel suo intervento l’assessore all’Innovazione tecnologica Eugenio Seccia – aver messo a sistema tutti questi attori predisponendo tutta la documentazione che è stata inoltrata al Mise solo dodici ore prima della scadenza del 25 novembre scorso. Pescara è stata una delle poche città del Sud a partecipare. Se il tutto dovesse andare in porto, Pescara otterrebbe risorse per circa 10 milioni, più un altro milione da indicare a rendiconto. Ristruttureremmo per 1,4 milioni di euro il piano superiore del mercato coperto di via Bastioni, che accoglierebbe un hub destinato a start-up e imprenditori dell’innovazione per attività di ricerca sull’uso, ad esempio, di applicazioni di intelligenza artificiale per lo sviluppo in materia di mobilità, ambiente ed energia. E tutto questo in un sito della città che denuncia un rischio di degradamento sociale a due passi dalla vecchia stazione di Portanuova>. Federico Fioriti, direttore di Innovalley Cube di Atessa, ha rimarcato come <la Casa delle Tecnologie emergenti sia un modello ripetibile e scalabile anche in altre aree dell’Abruzzo. Ciò che viene creato con la Smart-city pùò infatti confluire nella Smart-land, cioè in uno spazio più ampio, quindi in città più grandi e in zone industriali>. Al progetto partecipa, tra gli altri, anche la Digitalvalley di Nicola Falasca che opera in Valpescara attraverso un cluster di imprese locali. In questo ultimo caso l’obiettivo è creare tecnologie per migliorare la vita della persone attraverso la digitalizzazione e attrarre i talenti in possesso delle competenze tecnologiche, evitando a costoro di migrare in altri Paesi.      

Gli interventi sono finanziati a valere sulle somme residuali del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020, di cui alla delibera CIPESS 9/2021 che approva il Piano di sviluppo e coesione del Ministero dello sviluppo economico.