Maggio 14, 2026

Nel 2025 il mercato dei videogiochi in Italia vale 2,4 miliardi di euro

Nel 2025 il mercato dei videogiochi in Italia vale 2,4 miliardi di euro

(Adnkronos) – L'industria dei videogiochi in Italia attraversa una fase di maturità strutturale, assestandosi su un valore complessivo di circa 2,4 miliardi di euro. Secondo i dati del rapporto realizzato da Ipsos per IIDEA (Italian Interactive & Digital Entertainment Association), presentato nella Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il settore registra una lieve contrazione dell'1% rispetto all'anno precedente, segnalando l'ingresso in un periodo di consolidamento dopo le rapide espansioni dell'ultimo triennio.  
Il comparto software si conferma il pilastro del mercato, generando 1,8 miliardi di euro (77% del totale), mentre l'hardware mostra dinamiche contrastanti: le console crescono del 3% sfiorando i 400 milioni di euro, a fronte di un calo del 5% per gli accessori. Parallelamente, si osserva una trasformazione nelle modalità di fruizione: gli italiani giocano di più, con una media di 7 ore e 53 minuti a settimana, un incremento di 1 ora e 20 minuti rispetto al 2024. Questo dato raggiunge le 15 ore settimanali tra gli adolescenti (12-17 anni), confermando la centralità del medium per le nuove generazioni. 
La demografia dei videogiocatori in Italia conta 14,2 milioni di persone, pari al 29% della popolazione tra i 6 e i 75 anni. La distribuzione vede una prevalenza maschile (60%) rispetto a quella femminile (39%), con l'1% degli utenti che non si identifica in queste categorie. Il mobile si conferma il dispositivo più utilizzato con 11,1 milioni di videogiocatori e ricavi per 929 milioni di euro, seguito dalle console (6,5 milioni di utenti, 643 milioni di euro) e dal PC (3,7 milioni di utenti, 111 milioni di euro).    Un elemento di innovazione è rappresentato dall'espansione dei servizi in abbonamento, che ora valgono 153 milioni di euro. La struttura di questo segmento vede il dominio degli ecosistemi console (59%), seguiti dai cataloghi dei singoli editori (35%) e dai servizi mobile (6%). Thalita Malagò, Direttore Generale di IIDEA, ha dichiarato che l'evento di presentazione è stato "un momento di confronto tra istituzioni e industria sui principali temi del settore, dall'evoluzione dei modelli di business alla sicurezza dei giocatori online, anche alla luce delle nuove politiche digitali europee e degli aggiornamenti del sistema PEGI". In questo quadro di trasformazione digitale, la tutela del pubblico rimane una priorità strategica. Il sistema PEGI (Pan European Game Information), lo standard europeo per la classificazione dei videogiochi, continua a essere lo strumento fondamentale per aiutare i consumatori a compiere scelte informate. L'aggiornamento costante di questi protocolli si inserisce in un contesto normativo europeo sempre più attento alla sicurezza dei minori e alla trasparenza dei modelli di business. L'industria mira a garantire un equilibrio tra l'innovazione competitiva e un quadro di tutela capace di sostenere lo sviluppo del settore. IIDEA, che opera per promuovere gli operatori italiani e facilitare l'accesso al mercato nazionale, ribadisce la necessità di politiche che valorizzino il ruolo del videogioco nell'economia e nella cultura contemporanea, consolidando una posizione che vede l'Italia tra i principali mercati europei per penetrazione digitale e tempo di gioco. A margine dell'evento, Cedric Mimouni, vice presidente di IIDEA e Director Worldwide Category Xbox Games Studios Microsoft, si è gentilmente concesso per alcune domande ad Adnkronos Tech&Games.  
Il sistema PEGI sta subendo la revisione più importante degli ultimi vent'anni. Cosa cambierà concretamente per le aziende e perché questa evoluzione è necessaria proprio ora?
 
L’industria dei videogiochi sta vivendo un momento di profonda evoluzione, segnato in particolare da una revisione del sistema PEGI che rappresenta la novità più significativa degli ultimi vent'anni. Il nuovo codice di condotta e il relativo questionario che le aziende devono compilare per ottenere la classificazione terranno conto di dinamiche di gioco sempre più complesse: tutti i titoli che integreranno determinate meccaniche riceveranno automaticamente una classificazione PEGI 16. Questo cambiamento dimostra come il nostro settore sia storicamente uno dei più attenti all'autoregolazione. Non abbiamo aspettato imposizioni esterne, ma abbiamo scelto noi stessi di darci delle regole ferree per garantire la sicurezza degli utenti. La presenza di organismi come il PEGI in Europa o l'USK in Germania è una garanzia di responsabilità che l'industria si assume con serietà, aggiornando costantemente i propri meccanismi di controllo. In questo contesto, il PEGI non è solo un'etichetta, ma una bussola per i genitori. Sebbene il nostro ruolo sia quello di fornire strumenti tecnologici precisi, come i sistemi di parental control integrati in tutte le piattaforme moderne, la partecipazione attiva delle famiglie resta fondamentale. Come genitore io stesso, credo che il nostro compito sia offrire un ambiente sicuro e trasparente, dove ogni contenuto sia stato analizzato a monte per permettere agli adulti di guidare i più giovani in modo consapevole.
  

Cedric Mimouni, vice presidente di IIDEA e Director Worldwide Category Xbox Games Studios Microsoft

 

 

 
Il mercato del lavoro sta vivendo una fase complessa tra licenziamenti globali e l'avvento dell'Intelligenza Artificiale. Cosa chiedete al Governo italiano per proteggere e incentivare il settore?
 
Il dialogo con le istituzioni e il Governo, in particolare con il Ministero del Made in Italy, è un pilastro fondamentale per la nostra crescita. In un'epoca segnata dalla trasformazione legata all'intelligenza artificiale e da un mercato globale del lavoro in fase di rimescolamento, è essenziale che la tutela dei cittadini non freni la capacità di investimento e la creazione di valore tecnologico. La via maestra resta quella della collaborazione: creare insieme un quadro normativo sicuro che però non penalizzi la competitività dell'Italia nel mondo. I dati attuali indicano che la penetrazione dei videogiochi nel nostro Paese è leggermente inferiore alla media europea, il che suggerisce un margine di crescita sano e ancora inespresso. L'industria italiana è un ecosistema giovane, composto per oltre il 90% da professionisti under 35 e animato da circa duecento aziende sparse sul territorio nazionale. Nonostante la complessità del periodo a livello globale, le nostre piccole e medie imprese stanno dimostrando una buona tenuta. Strumenti come il tax credit sono vitali per supportare la produzione locale, che vede una forte concentrazione in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna. Quest'ultima, in particolare, ha beneficiato di progetti come il Bologna Game Farm, mentre in Piemonte il distretto di Torino continua a crescere attorno ad acceleratori privati come Quick Load.
 

 
Spesso si associa ancora il videogioco a un pubblico di giovanissimi, ma i vostri dati raccontano una realtà diversa. Chi è il videogiocatore oggi?

 
Un aspetto che mi preme sottolineare è come il gaming abbia ormai superato ogni barriera generazionale, trasformandosi in un fenomeno di massa che tocca circa il 30% della popolazione italiana. Non è più un’industria di nicchia rivolta a una fascia ristretta, ma un linguaggio che parla a tutte le età, dai bambini fino ai 75 anni. Questo accade perché i dispositivi e i contenuti si sono diversificati, ma anche perché noi, che siamo stati i primi videogiocatori ai tempi del Super NES, siamo cresciuti e abbiamo portato questa passione nelle nostre famiglie. Personalmente, trovo affascinante l'idea di poter giocare un domani con mio figlio, condividendo un'esperienza che è, nel profondo, un'espressione di arte pura. Il videogioco è un’industria creativa per eccellenza, dove la necessità di innovare si fonde con la capacità di generare valore culturale e nuove visioni del mondo.

  
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