Maggio 6, 2026

Agostiniani (Sip): “Estendere cure pediatriche fino ai 18 anni, anche in ospedale”

Agostiniani (Sip): “Estendere cure pediatriche fino ai 18 anni, anche in ospedale”

(Adnkronos) – "Come Società italiana di pediatria abbiamo accolto favorevolmente la proposta del ministro della Salute, Orazio Schillaci, di estendere l’età assistenziale dei pediatri fino ai 18 anni. Il pediatra è infatti il professionista con le competenze scientifiche e culturali più adeguate per prendersi cura di questa fascia d’età". Lo ha dichiarato Rino Agostiniani, presidente della Sip, aprendo i lavori della Giornata nazionale della Pediatria, promossa per la prima volta dalla Società italiana di pediatria al ministero della Salute. "Portare a terra questo cambiamento non sarà semplice — ha aggiunto — e richiederà un ampio lavoro di condivisione. Sarà necessario, inoltre, non limitare l’estensione dell’età pediatrica al territorio, ma applicarla anche in ambito ospedaliero, dove oggi esiste una situazione molto disomogenea tra le diverse regioni italiane". "Attualmente — ha ricordato Agostiniani — alcune pediatrie seguono i pazienti fino ai 14 anni, altre fino ai 16 e altre ancora fino ai 18. È quindi necessario uniformare i comportamenti, per garantire che ragazze e ragazzi siano assistiti in strutture con caratteristiche e competenze adeguate alla loro età". "I dati demografici mostrano con chiarezza un cambiamento profondo della popolazione italiana. Il numero delle nascite continua a diminuire e questo trend sta modificando in modo strutturale il Paese, con effetti difficilmente reversibili. Se continua questo trend, secondo i dati Istat nel 2225 nascerà l'ultimo italiano" ha proseguito Agostiniani. "La riduzione delle nascite non dipende solo dal basso indice di fecondità, ma anche dal calo del numero di donne in età fertile, conseguenza delle poche nascite registrate tra la fine degli anni ’70 e i primi anni '90. Questo – secondo Agostiniani – porta a una previsione demografica molto netta: nel 2050 la struttura della popolazione italiana vedrà una forte riduzione delle fasce più giovani. Siamo di fronte a un Paese sempre più anziano. Il rapporto tra under 14 e over 65 è già sbilanciato e continuerà a peggiorare. In particolare, cresce il numero degli ultraottantenni. Ma una domanda fondamentale è: queste persone sono davvero in buona salute? La risposta, purtroppo, è in gran parte negativa, perché l’aspettativa di vita non coincide con l’aspettativa di vita in salute". "Questo elemento è cruciale – spiega presidente della Sip – perché la possibilità di invecchiare bene dipende in larga parte da ciò che accade nei primi anni di vita. Per questo è fondamentale seguire bene i bambini sin dall’inizio: meno bambini significa anche maggiore responsabilità nel garantire loro un percorso di salute corretto". Un altro tema rilevante riguarda la sostenibilità del sistema di welfare. "In un Paese con più anziani che bambini, le risorse tendono inevitabilmente a concentrarsi sulla popolazione più anziana, mentre diminuisce la forza lavoro che dovrebbe sostenerlo. È un sistema che rischia di non reggere nel lungo periodo – avverte il presidente della Sip -, anche se rappresenta un modello di grande valore, tra i migliori al mondo". In questo contesto "diventa ancora più importante il concetto del 'pochi bambini, ma seguiti meglio'. La salute futura degli adulti dipende infatti dai primi 1000 giorni di vita, come già evidenziato da altri interventi. È in questa fase che si costruiscono le basi del benessere futuro, insieme agli stili di vita successivi". Sta cambiando anche l’epidemiologia pediatrica: "oltre alle malattie acute, aumentano le condizioni croniche e complesse, con bisogni assistenziali molto diversi e articolati. Si tratta di bisogni che vanno oltre il solo ambito sanitario e richiedono una rete organizzativa più vicina ai bambini e alle famiglie. Tra i fattori più rilevanti ci sono gli stili di vita, in particolare l’alimentazione. I dati su sovrappeso e obesità sono preoccupanti: sommati, arrivano al 30% e in alcune regioni sfiorano il 50% – mette in guardia Agostiniani -. Questo significa che molti bambini di oggi rischiano di diventare adulti non sani. Intervenire precocemente è molto più efficace e meno costoso rispetto a correggere le patologie già sviluppate". Un’ulteriore sfida è rappresentata dal mondo digitale. "L’impatto delle tecnologie sulla vita di bambini e adolescenti sta crescendo rapidamente e sta modificando profondamente le loro abitudini. La Società italiana di pediatria sta lavorando su questo tema con raccomandazioni specifiche, perché si tratta di una delle nuove forme di dipendenza più rilevanti e potenzialmente più pericolose. In questo scenario – fa notare – il ruolo della pediatria è sempre più centrale. Non si tratta solo di curare le malattie acute, ma di farsi carico di problemi complessi e nuovi. I determinanti della salute includono alimentazione, stili di vita, educazione digitale, prevenzione delle dipendenze e vaccinazioni: tutti fattori che, se affrontati precocemente, possono modificare in modo decisivo il percorso di salute di una persona. Il pediatra, soprattutto a livello di cure primarie, è una figura chiave. È il professionista più adatto, per competenze culturali e comunicative, ad accompagnare bambini e famiglie dalla nascita fino all’età adulta". Tuttavia, "per svolgere questo ruolo è necessario un adeguato assetto organizzativo. Non è possibile chiedere al pediatra di seguire un numero eccessivo di pazienti senza una struttura adeguata. Per questo, le scelte organizzative devono essere attentamente valutate".  "Lo stesso vale per la riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera. L’estensione dell’età pediatrica fino ai 18 anni, già proposta dalla Società italiana di pediatria, richiede coerenza tra territorio e ospedale e una revisione complessiva del sistema, inclusi punti nascita, neonatologie e terapie intensive pediatriche. Si attende quindi una riforma organica che possa razionalizzare l’intera rete dell’assistenza pediatrica, con l’obiettivo di garantire continuità, qualità e appropriatezza delle cure per bambini e adolescenti" conclude. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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