Giugno 13, 2024

Parco Majella, demolite le ”multe pazze”. Mazzocca: “I responsabili se la vedranno con la Corte dei Conti”

Parco Majella, demolite le ”multe pazze”. Mazzocca: “I responsabili se la vedranno con la Corte dei Conti”

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Tutto partì nel 2009 dall’allora Presidente e Direttore del Parco, Gianfranco Giuliante e Nicola Cimini. Il Sottosegretario d’Abruzzo Mario Mazzocca sarà promotore di un’azione legale a supporto dei cittadini per il ristoro delle somme ingiustamente pagate.

La Cassazione ha demolito le “multe pazze” della vecchia gestione del Parco Nazionale della Majella. «Un epilogo scontato di una vicenda ai limiti del paradosso e che non resterà dormiente». Esordisce così il Sottosegretario Regionale con delega all’Ambiente Mario Mazzocca oggi, nel corso della conferenza stampa da lui indetta sull’argomento. “Avevamo ragione noi Sindaci, allora minuscoli rappresentanti di un grande territorio. Lo avevamo detto e scritto da 6 anni. Ora i responsabili se la vedranno con la Corte dei Conti».

Tutto parte dalla Deliberazione n.5 del 20 luglio 2009 (All.01), a firma degli allora Presidente e Direttore del Parco Nazionale della Majella, rispettivamente Gianfranco Giuliante e Nicola Cimini, inerente la “Graduazione delle sanzioni amministrative pecuniarie”.

«All’epoca – spiega il Sottosegretario – manifestammo tutte le nostre perplessità, dapprima con una nota specifica al Ministero, poi con una Deliberazione della Comunità del Parco, circa le disposizioni contenute nell’atto che, fin dall’inizio, apparve chiaramente controverso, dotato di un corposo margine di discrezionalità nella fase applicativa, mai ratificato dal Consiglio Direttivo dell’Ente, oltre che pubblicato sul sito ufficiale e sull’albo pretorio ‘on-line’ dell’Ente Parco stesso solo anni dopo. Ma soprattutto, ad una analisi più approfondita, rilevammo allora come le esose multe applicate dal Parco Majella, stangate fino a centinaia di migliaia di euro, fossero totalmente illegittime, non previste dalla legge, eccedenti i poteri assegnati dallo Stato, dunque abusive. Tali convinzioni furono rafforzate da analoghe valutazioni contenute in una nota del Corpo Forestale dello Stato datata 26 aprile 2012 (All.02), nella quale l’allora Capo del CFS evidenzia come “la deliberazione presidenziale n.5/2009 appare inficiata da gravi profili di illegittimità” e propone, al contempo, “la sospensione della esecutività delle sanzioni amministrative irrogate” oltre che la doverosa “sospensiva, in via cautelare” del richiamato atto presidenziale, “anche al fine di evitare di incorrere in profili di responsabilità penale che potrebbero essere ravvisabili nelle procedure sin qui rappresentate”».

«La questione, poi – prosegue Mazzocca – balzò agli onori della stampa nazionale. Nell’edizione on-line del 4 giugno 2012 del quotidiano “La Stampa” di Torino (All.03) il giornalista Giuseppe Salvaggiulo pubblica un articolo dal titolo “La Forestale stoppa le multe pazze dei Parchi” nel quale argomenta come “Le esose multe applicate da sei tra i più importanti parchi nazionali (fra cui il Majella), stangate fino a centinaia di migliaia di euro, sarebbero totalmente illegittime … La mannaia della illegittimità travolgerebbe le sanzioni degli ultimi anni, con il rischio di risarcimenti milionari”.

I parchi nazionali ‘nel mirino’ sono quelli “che hanno approvato ‘un cosiddetto regolamento per le sanzioni amministrative’ con l’elenco dei comportamenti vietati e annesse ‘tabelle sanzionatorie’. Queste tabelle prevedono la moltiplicazione delle multe con coefficienti numerici che le fanno arrivare a centinaia di migliaia di euro. … Altri parametri quantitativi sono legati al peso, al volume, agli esemplari animali … Il quadro che emerge dall’indagine della Forestale è di un diritto a macchia di leopardo, con comportamenti analoghi trattati diversamente dai parchi e ‘disomogenee e discrezionali applicazioni’ dei limiti di pena. Un caos inaccettabile e penalizzante per i cittadini”, con il concreto rischio di “contenziosi milionari”».

«”Questi parchi – continua il giornalista citando il CFS – ‘in modo del tutto singolare’ hanno creato codici con illeciti e sanzioni. Ma la legge non lo consente, né avrebbe potuto lasciare ai parchi ‘una sorta di delega in bianco’ in violazione dei principi dello Stato di diritto. Anche perché i regolamenti fai-da-te dei parchi tagliano fuori gli enti locali. La Forestale conclude la lettera proponendo al ministero l’adozione di nuove regole omogenee su tutto il territorio nazionale e la sospensione dei regolamenti sanzionatori dei parchi, “anche al fine di evitare di incorrere in profili di responsabilità di varia natura”».

Doveva arrivare il nuovo Presidente Franco Iezzi il quale, di fresca nomina ministeriale in sostituzione di Gianfranco Giuliante, “sulla base della concreta applicazione triennale di tali sanzioni” procede immediatamente (Deliberazione Presidenziale n. 6 del 11 dicembre 2012) a rimodulare la tabella sanzionatoria “al fine di meglio garantire la duplice funzione preventiva e repressiva”, portando al contempo l’atto a ratifica del Consiglio Direttivo (all’epoca non ancora ricostituito).

«Il nuovo Consiglio Direttivo dell’Ente – incalza Mazzocca -, tenendo conto di un ricorso straordinario al Capo dello Stato da parte della Comunità Montana ‘Majella Pescarese’ e di un pronunciamento negativo della Comunità dei Sindaci, non ratifica né la prima né la seconda deliberazione presidenziale atteso che, nel frattempo, il Ministero dell’Ambiente, con nota del 15 gennaio 2013 fa proprie le criticità del CFS e sospende la validità dell’atto. Successivamente, il Consiglio Direttivo, supportato da uno specifico parere scientifico rimesso dal Prof. Giampiero Di Plinio (15 febbraio 2016) e dal pronunciamento dell’Avvocatura Distrettuale (22 dicembre 2016), con proprie Deliberazioni n.20 del 30 ottobre 2017 e n.27 del 18 dicembre 2017 riconosce e dichiara “l’illegittimità ab origine” degli atti presidenziali n.5/2009 e n.6/2012 (quest’ultima comunque già sospesa) “in quanto recanti sanzioni amministrative  proporzionali non legittimate dalla fonte legislativa e carichi sanzionatori superiori al massimo di legge” e adegua la tabella sanzionatoria ai criteri di legge riconducendola in un “alveo di legittimità”».

 

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