(Adnkronos) – Un nuovo capitolo si apre per l’ospitalità toscana di alta gamma, dove il paesaggio rurale incontra una visione contemporanea del lusso. Il gruppo Icon Collection firma la rinascita dell’Antico Podere San Francesco, destinato a diventare il nuovo San Francesco Country Resort: un progetto di ristrutturazione e riposizionamento che intreccia identità territoriale, architettura, benessere e strategia economica in una chiave sempre più internazionale, come racconta Federico Ficcanterri, Ceo del gruppo. Nato da un’idea progettuale avviata nel 2005 e sviluppata nel tempo attraverso fasi successive di crescita, il resort entra oggi nella sua fase più matura, con un’evoluzione che segna il passaggio da residence a destinazione esperienziale di alto profilo. Le prime camere saranno operative tra fine maggio e metà giugno. Federico Ficcanterri, Ceo con il cugino Riccardo di Icon Collection, racconta la visione strategica, il riposizionamento del prodotto e le linee guida del piano di sviluppo triennale 2026–2028, destinato a rafforzare l’identità del resort nel segmento luxury internazionale. Il passaggio da residence a country resort rappresenta un’evoluzione identitaria e di business. “L’idea di crescita di questa struttura nasce già nel 2005, ma l’iter burocratico ha ritardato la realizzazione del progetto. Il primo ampliamento è stato completato nel 2019 e, da quel momento, abbiamo compreso che la qualità della progettazione e la visione imprenditoriale erano ancora più forti rispetto al pensiero iniziale”, spiega Federico Ficcanterri. Alla base del riposizionamento, leve strategiche chiare: “Le leve strategiche principali – sottolinea – sono state il riposizionamento del prodotto e un conseguente adeguamento del pricing, reso possibile dall’ampliamento e dall’evoluzione dei servizi offerti”. L’intervento, che include 7 suite appartamento e 5 nuove camere (tutte con giardino privato e alcune con jacuzzi), rafforza il posizionamento del gruppo nel segmento alto di gamma. “Questo percorso – prosegue – è sostenuto dall’esperienza che il gruppo sta maturando nel segmento luxury e da un costante investimento nella formazione, anche attraverso il confronto con strutture iconiche. L’obiettivo del gruppo è quello di innalzare progressivamente gli standard di accoglienza in tutte le sue realtà”. Il rebranding segna anche un cambio di target, con una crescente apertura ai mercati internazionali. “Vogliamo mantenere e rafforzare i valori che ci hanno sempre contraddistinto: un’accoglienza familiare, autentica e una disponibilità proattiva verso le esigenze dell’ospite. A questo affianchiamo un’attenzione continua all’evoluzione dei bisogni, anche in relazione ai cambiamenti generazionali”, dice. Elemento distintivo del progetto è l’equilibrio tra autenticità toscana e standard luxury. “Negli anni il territorio è cresciuto molto a livello turistico, permettendoci di offrire un’esperienza autentica di Toscana rurale, ma sempre contemporanea. Un contributo fondamentale è arrivato dall’architetto Prof. David Fantini, che ha saputo reinterpretare la nostra identità toscana in chiave moderna ed elegante”, racconta. L’esperienza personalizzata diventa centrale anche nell’offerta: “Oggi la vera differenza – osserva – si costruisce attraverso autenticità e coerenza. Crediamo che, oltre alle competenze, siano fondamentali la passione e l’amore per il territorio, per gli ospiti e per il nostro lavoro. L’esclusività rappresenta un elemento chiave di un lusso sobrio e raffinato”. Tra i plus, elementi come jacuzzi private e cantine vini in camera: “Essendo in un territorio fortemente legato al vino, come Bolgheri, abbiamo voluto portare questa esperienza direttamente all’interno delle camere, rendendola parte integrante del soggiorno”, fa notare. Sul fronte servizi, il resort introduce un’offerta ampliata e destagionalizzata: “Abbiamo ampliato in modo significativo l’offerta: piscina riscaldata a 28°C anche in bassa stagione, una hall dal forte carattere toscano e un honesty bar basato sulla fiducia verso l’ospite. Servizi come il breakfast a bordo piscina e i Vip program stanno ricevendo ottimi riscontri”, continua. Il piano di sviluppo, articolato nel triennio 2026-2028, guarda a un ulteriore rafforzamento dell’asset. “Continueremo a investire – assicura – nell’ampliamento dell’offerta con nuove suite appartamento, ma anche nello sviluppo di servizi. Tra i progetti futuri, una nuova piscina riscaldata in stile Spa, con aree dedicate al relax di coppie e famiglie”. A completamento, ristorante e suite Spa contribuiranno a trasformare la struttura in una destinazione autonoma: “Il progetto – chiarisce – prevede la realizzazione di due suite Spa dedicate alle coppie, un’area per trattamenti e una palestra. Il ristorante sarà fortemente legato al territorio, con un focus sulla tradizione contadina. La mia esperienza personale, anche come macellaio da giovane, sarà parte di questo racconto”. In un mercato sempre più competitivo, il posizionamento si fonda su una sintesi tra esperienza e valori. “Il nuovo San Francesco – afferma – rappresenterà la sintesi di esperienze maturate nel mondo dell’hôtellerie a diversi livelli. L’obiettivo è portare l’eccellenza senza perdere il legame con le radici e i valori familiari, che oggi si riflettono in un gruppo di oltre 300 persone”. Un’evoluzione che punta oltre il soggiorno tradizionale: “Significa offrire – aggiunge – un’esperienza completa: privacy, ampi spazi verdi, possibilità di vivere momenti intimi come pranzi all’aperto, ma anche servizi di alto livello come colazione hotel o delivery in camera. Vogliamo che l’ospite porti con sé non solo il ricordo del luogo, ma soprattutto la nostra umanità, i sorrisi e il senso di accoglienza autentica che caratterizza il nostro modo di essere”. Il progetto del San Francesco Country Resort si configura così come un investimento strategico capace di generare valore nel medio-lungo periodo, rafforzando il posizionamento competitivo di Icon Collection nel segmento dell’ospitalità di fascia alta. Un’iniziativa che coniuga crescita dimensionale, qualità dell’offerta e radicamento territoriale, contribuendo allo sviluppo turistico dell’area e intercettando una domanda internazionale sempre più orientata verso esperienze autentiche, personalizzate e ad alto contenuto emozionale.
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Turismo, Icon Collection: Antico Podere San Francesco rinasce come San Francesco Country Resort
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Nuova bottiglia in vetro top label e Premio culturale, parte il rilancio di ‘Acqua Nocera Umbra’
(Adnkronos) – Acqua Nocera Umbra presenta la nuova bottiglia in vetro dedicata all’alta ristorazione, segnando il proprio ingresso nel canale horeca e presso i grossisti. Una nuova referenza, sviluppata in un formato inedito, che rappresenterà la top label dell’azienda del Gruppo Sem. Il progetto, annunciato lo scorso anno in occasione delle celebrazioni per i 130 anni dell’acqua al Castello di Solfagnano (Perugia), nasce con l’obiettivo di presidiare un segmento di mercato fino ad oggi non coperto dal brand. La strategia prevede una prima diffusione nelle aree del Centro-Sud Italia, per poi estendersi progressivamente a livello nazionale. La produzione avverrà presso lo stabilimento di Nocera Umbra, in provincia di Perugia, che comprende le Fonti Angelica e Flaminia. Il sito impiega circa 50 collaboratori e vanta una capacità produttiva annua di 150 milioni di bottiglie, di cui il 90% in Pet. “La nuova bottiglia in vetro rappresenta per noi molto più di un nuovo prodotto: è un passo strategico che segna il ritorno di Acqua Nocera Umbra nel mondo della ristorazione di qualità”, dichiara il presidente del Gruppo Sem, Claudio Turchi. “Abbiamo voluto creare una proposta capace di coniugare eleganza, identità territoriale e sostenibilità, rispondendo alle esigenze di un mercato sempre più attento all’esperienza complessiva del consumatore. Questo progetto testimonia la nostra volontà di crescere innovando, senza mai perdere il legame con le nostre radici”, aggiunge. Il lancio della nuova bottiglia si inserisce nel percorso di crescita del Gruppo Sem, oggi una delle realtà più dinamiche nel panorama italiano dell’estrazione e imbottigliamento di acque minerali naturali. Con sede principale a Vignola, nel distretto modenese, il Gruppo ha sviluppato nel tempo una presenza nazionale e internazionale, mantenendo un forte legame con i territori di origine delle proprie fonti. La storia moderna dell’azienda prende avvio nel 1984 a Fanano, sull’Appennino modenese, con la valorizzazione dell’Acqua Minerale Naturale Monte Cimone. Da allora il Gruppo ha intrapreso un percorso di crescita progressiva, acquisendo marchi storici e siti produttivi di eccellenza: dalle Sorgenti Clavdia nel Lazio, con le fonti Clavdia e Giulia, al polo Nocera Umbra Fonti Storiche in Umbria, alimentato da sorgente Angelica, già nota fin dal Cinquecento, e dalla più recente Fonte Flaminia, fino a Nuova Samicer, in provincia di Reggio Emilia, con le fonti Ventasso e Lieta. L’identità del Gruppo Sem si fonda su un equilibrio tra tradizione e innovazione, anche attraverso il legame con il nome Bisleri. La famiglia Bisleri, guidata da Felice Bisleri, ha segnato la storia industriale italiana già alla fine dell’Ottocento, contribuendo alla diffusione di prodotti legati al benessere e alla salute. Ancora oggi, in mercati internazionali come l’India, il nome Bisleri è sinonimo di acqua minerale. Oggi il Gruppo Sem raccoglie questa eredità coniugando qualità, sostenibilità e innovazione tecnologica, sviluppando nuove sinergie nel settore beverage e valorizzando risorse naturali e comunità locali. In questo contesto si inserisce anche il lancio della prima edizione del Premio Acqua Nocera Umbra – Fonte Angelica, che si terrà il 22 maggio presso il Castello di Solfagnano. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare, in chiave culturale, l’esclusività e la tradizione di un prodotto storico del Made in Italy, premiando personalità del mondo dell’informazione, dello sport e della cultura che, con il loro operato, contribuiscono a promuovere e rappresentare l’eccellenza e l’identità italiana. “Tanto la nuova etichetta quanto l’istituzione del premio manifestano la nostra volontà di portare l’acqua al centro dell’attenzione”, sottolinea Matteo Marchi, direttore generale del Gruppo Sem. “Stiamo parlando di un settore che sviluppa numeri importanti, basti pensare che solo in Italia vengono consumati oltre 15 miliardi di litri di acqua in bottiglia l’anno, in pratica 257 litri pro capite. E’ un fatto culturale, una tradizione che attraversa le generazioni e che fa dell’acqua imbottigliata un simbolo, non sempre adeguatamente riconosciuto, del Made in Italy”, conclude.
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Università, rettore Levialdi Ghiron (Tor Vergata): “10 anni dopo accademia e istituzioni unite per Regeni”
(Adnkronos) – “Oggi, purtroppo, celebriamo i dieci anni della scomparsa di Giulio Regeni, un evento fondamentale per potere tenere sempre vivo il ricordo ed evidenziare il ruolo dell'università in questa dialettica e dinamica. È un evento per noi molto importante, che ha coinvolto una pluralità di persone all'interno del mondo accademico e del mondo istituzionale”. A dirlo Nathan Levialdi Ghiron, Rettore Università degli Studi di Roma Tor Vergata, all'iniziativa nazionale Le Università per Giulio Regeni, organizzata all'Auditorium Ennio Morricone dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata nella Macroarea di Lettere e filosofia e promossa dalla Senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo a dieci anni dalla scomparsa in Egitto del giovane ricercatore, a cui l’ateneo ha aderito. “È bene che nei giovani sia sempre vivo il ricordo per comprendere bene gli eventi drammatici che hanno caratterizzato anche la nostra epoca. Pertanto, è fondamentale portare avanti questo tipo di eventi, soprattutto coinvolgendo non solo studenti, ma aprendoli alla società civile in generale”, conclude.
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AI, l’analisi: “Competenze e divario di genere, perché il vero rischio è restare indietro adesso”
(Adnkronos) – "Il dibattito sull’Intelligenza artificiale sta accelerando su scala globale, eppure sistemi educativi, competenze e cultura dell’innovazione procedono a velocità diverse nei singoli Paesi. In Italia, il rapporto tra scuola, tecnologia e trasformazione digitale evidenzia un ritardo strutturale che incide sulla capacità di affrontare i cambiamenti in corso e quelli futuri. I dati relativi ai percorsi ICT mostrano ancora uno squilibrio significativo nella presenza femminile (in Italia le ragazze rappresentano solo il 15,7% di chi intraprende percorsi ICT), in uno scenario in cui la formazione fatica ad allinearsi ai trend internazionali legati all’Intelligenza Artificiale e alla crescente domanda di competenze digitali". Questa l'analisi di Darya Majidi, ceo di Daxo Group e fondatrice e presidente onoraria di Donne 4.0 "L’AI – spiega – incorpora scelte, priorità e visioni del mondo. Per questo, la qualità e la diversità di chi la sviluppa diventano determinanti per il risultato finale. Una partecipazione limitata riduce la complessità e l’efficacia delle soluzioni sviluppate, con effetti che non restano confinati al piano tecnologico. Il divario di genere assume così una dimensione economica e industriale, oltre che sociale, perché incide direttamente sulla capacità di innovazione dei sistemi produttivi". "Il tema – osserva – riguarda anche la consapevolezza collettiva rispetto alla portata di questa trasformazione. Le competenze legate all’AI stanno già ridefinendo il lavoro in molti settori, rendendo centrale la capacità di comprendere e governare questi strumenti fin dalle fasi formative. Persistono tuttavia percezioni culturali che continuano a distanziare le ragazze da questi ambiti, considerandoli ancora poco accessibili o tradizionalmente maschili. Un approccio che non riflette più la realtà dei mercati del lavoro e che rischia di limitare l’espressione di una parte rilevante del talento disponibile". "Questo aspetto – commenta Darya Majidi – appare ancora più critico se si considera che, nei percorsi scolastici, le ragazze mostrano spesso performance pari o superiori ai coetanei in molte discipline. Escluderle, o non incoraggiarne pienamente la partecipazione nei settori tecnologici, non è quindi solo una questione di equità, ma anche di efficacia: significa rinunciare a una quota significativa dei talenti più preparati". "In questo scenario – sottolinea – iniziative educative rivolte alle nuove generazioni contribuiscono a creare occasioni di avvicinamento concreto all’AI e al settore ICT per i talenti femminili. Ne è un perfetto esempio AIxGIRLS, il campus estivo, con costi interamente coperti, rivolto a studentesse delle scuole superiori e pensato per avvicinare le giovani alle competenze chiave del futuro attraverso un’esperienza immersiva che integra formazione tecnica, orientamento e role modelling". "La quinta edizione – ricorda – aprirà le candidature dall’11 maggio al 15 giugno e coinvolgerà 20 studentesse di quarta superiore provenienti da tutta Italia, che parteciperanno al programma dal 19 al 25 luglio a Volterra. Un’iniziativa che si inserisce in un ecosistema più ampio di interventi necessari a colmare il divario tra formazione e innovazione e che, nel tempo, ha già prodotto risultati tangibili: oltre la metà delle partecipanti ha infatti scelto di proseguire il proprio percorso di studi in ambito STEM. La transizione digitale è un processo già in corso e richiede un cambio di prospettiva diffuso. La capacità di preparare le giovani donne a questo scenario avrà un impatto diretto sulla competitività del sistema Paese nei prossimi anni".
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L’identikit dell’agronomo, con competenze solide spinti da passione per natura e ambiente
(Adnkronos) – Presentata oggi, a Roma, l’indagine 'Una professione dai molti percorsi', uno studio sulle caratteristiche della categoria e sulle prospettive professionali dei laureati in agraria, in scienze forestali e delle facoltà affini fino alle realtà dei professionisti. I futuri laureati scelgono percorsi di studio interdisciplinari, con competenze solide e soddisfacenti, già pronti ad affrontare un percorso professionale lungo il corso della vita che sarà ibrido, mutevole, flessibile. Una forte motivazione valoriale guida la scelta del corso di laurea e della professione, spinti soprattutto dalla passione per la natura e per l’ambiente, dalla consapevolezza dell’importanza della produzione di alimenti e dall’interesse per la sostenibilità ambientale, per la mitigazione del cambiamento climatico e per lo sviluppo sostenibile. La componente femminile è in aumento, sia a livello ordinistico che tra le iscritte ai corsi universitari, il che porterà in un prossimo futuro alla sostanziale parità di genere nel ricambio delle professioni connesse con il sistema agroalimentare. Altrettanto si può dire della componente giovanile nella fascia under 35, che oggi supera il 14% degli iscritti all’Ordine, in crescita rispetto al 2016. Dal punto di vista occupazionale, i giovani che trovano rapidamente lavoro, lo mantengono con continuità e da esso ottengono una buona remunerazione, il che sottolinea come la richiesta delle competenze dei dottori agronomi e dottori forestali sia decisamente ampia rispetto all’offerta. Per Andrea Sonnino, presidente Fidaf, "il rapporto costituisce non soltanto una ricognizione settoriale, ma un utile strumento di orientamento per chi è chiamato a definire politiche coerenti con la crescente centralità del sapere tecnico-professionale agrario e forestale nelle transizioni ambientali, tecnologiche e sociali in corso. Dovendo fare sintesi e tradurre queste riflessioni in linee operative, il quadro delineato prospetta uno scenario ad elevato potenziale di crescita professionale.” “Il sistema delle professioni agrarie e forestali – spiega Mauro Uniformi, presidente Conaf – è oggi molto più ampio, differenziato e dinamico di quanto non restituiscano le rappresentazioni tradizionali. Le professioni agrarie e forestali non possono più essere considerate solo come sbocco specialistico di settore, ma devono diventare leva di interesse generale, in quanto sono – e lo saranno sempre più – professioni già immerse nei processi di trasformazione che segneranno il prossimo futuro del Paese e dell’Unione europea.” Secondo i dati MUR, tra il 2010 e il 2024 i laureati nei corsi di laurea magistrali considerati nell’indagine sono cresciuti del 63,2% e i laureati triennali del 44,7%. L’evoluzione delle iscrizioni mostra la contrazione nei percorsi più tradizionali (es. L-25, Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali), a fronte della crescita di quelli più interdisciplinari. In particolare, concorrono alla crescita soprattutto i nuovi iscritti a 'Scienze e tecnologie alimentari' (+512 unità), a 'Scienze per la cooperazione allo sviluppo' (+447) e a 'Scienze e tecnologie agrarie' (+400). “Le nuove generazioni di studenti – osserva Uniformi – vedono nell’interdisciplinarità della professione un valore aggiunto. L’attenta lettura dei numeri rivela il progressivo riequilibrio nella composizione dell’offerta formativa, con una marcata espansione dei corsi afferenti ad ambiti più recenti e interdisciplinari, a fronte di un ridimensionamento relativo dei percorsi più tradizionali”. In questi anni, il settore è evoluto radicalmente, tra frammentazione del percorso universitario, apertura di nuovi sbocchi professionali, impatto delle nuove tecnologie, il bisogno di nuovi profili tecnico-specialistici. Ad oggi, gli articolati curricula previsti dai vari corsi di studio universitari in scienze agrarie, forestali, agro-ambientali e agro-alimentari (si pensi che sono oltre 30 i percorsi possono dare accesso all’esame di Stato per diventare dottore agronomo o dottore forestale) offrono formazione per un ventaglio di competenze che spazia dalla biologia alla meccanica, dalle materie economiche alla tecnologia, dalla scienza delle costruzioni alla chimica. Studi che aprono prospettive a possibili collocazioni professionali molto diversificate, non più limitate alla direzione di aziende agrarie e alla consulenza tecnica e gestionale, ma comprendono il sistema finanziario ed assicurativo, gli enti di certificazione e gestione della qualità, sicurezza alimentare, tracciabilità e sostenibilità, le società di raccolta, sistematizzazione e interpretazione di dati satellitari, per citarne solo alcuni. Inoltre, alle professionalità dedicate ai tradizionali settori delle coltivazioni erbacee ed arboree, degli allevamenti di animali in produzione zootecnica e della gestione del patrimonio forestale, si sono aggiunte professionalità legate alla chiusura delle catene di valore – dalla trasformazione alimentare alla grande distribuzione organizzata, alla cura, trasformazione e evoluzione del paesaggio e al connubio produzione agricola e energia, ed alla multifunzionalità dell’agricoltura, come l’agriturismo ed il turismo eno-gastronomico. “Il quadro che emerge – osserva – è quello di una figura professionale moderna e attraente, ma che necessita di una riflessione da parte dei diversi attori coinvolti per adattare la risposta del sistema alle mutate esigenze del mercato e del Paese, a partire dalla formazione di base durante il percorso universitario per arrivare alla formazione continua richiesta lungo l’arco della vita professionale”. Un dato che questa rilevazione conferma è che chi sceglie una delle facoltà abilitanti per l’accesso alla professione ha davanti a sé valide prospettive occupazionali, sia per la rapidità di ingresso nel mondo del lavoro, sia per la stabilità e per la continuità di occupazione, così come per le condizioni reddituali medie. E, anche se è un dato spesso trascurato nelle rilevazioni quantitative, nella soddisfazione dello svolgere la professione: il 70,0% tra i liberi professionisti, il 64,9% tra i dipendenti e il 67,7% tra chi combina lavoro dipendente e attività libero-professionale attribuiscono un punteggio pari a 4,5, su una scala di soddisfazione che arriva a 5. L’indagine registra un dato eclatante, in un periodo economicamente instabile e in un Paese che segna spesso il passo negli indici occupazionali: oltre il 90% degli intervistati è occupato. A questo risultato – estremamente positivo – si associa il fatto che il 60% dei rispondenti trova occupazione entro sei mesi dal conseguimento del titolo di laurea e che questa occupazione è stabile nel tempo: il 70% dei dipendenti e l’80% dei liberi professionisti intervistati dichiara di svolgere lo stesso lavoro da oltre cinque anni. Inoltre, nel periodo 2015-2023, arco temporale comprendente il biennio di Covid, è stato registrato un aumento del reddito del 24,5%. “Senza dubbio – spiega – sono un punto di forza i tanti sbocchi professionali, fra loro molto diversificati (agricoltura, ambiente, consulenza, industria, servizi). I settori tradizionali restano importanti, ma ciò che fa guardare con positività al futuro è che le opportunità migliori oggi sono nelle aree ibride tra agricoltura, ambiente e tecnologia”. Una riflessione va riservata all’occupabilità della componente femminile. I numeri confermano che sta crescendo in modo consistente sia tra i laureati e che tra gli iscritti all’Ordine, ma il riequilibrio numerico non si traduce ancora pienamente in un’effettiva parità nelle condizioni di lavoro e di reddito. “Questo aspetto – continua . assume rilievo quando si dovranno attuare delle politiche di stimolo delle pari opportunità, di meccanismi di conciliazione tra lavoro e vita personale, nonché dei criteri di accesso e permanenza nelle professioni regolamentate”. La vera sfida dei prossimi anni sarà legata alla capacità di accompagnare i professionisti lungo l’intero arco della vita lavorativa. La formazione universitaria, che deve fornire una base utile e solida su cui fondare l’esperienza professionale, non sarà sufficiente se priva di un aggiornamento continuo. Oggi, i professionisti operano in contesti sempre più esposti a cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato, e l’aggiornamento non può più essere interpretato come mero adempimento formale. Esso si configura, piuttosto, come componente strutturale della professione, unica strada per consentire la mobilità tra ambiti diversi, per consentire l’adattamento a nuove domande sociali e per rafforzare carriere meno lineari di quelle del passato. “In termini di policy, ciò implica la necessità di considerare la formazione continua come infrastruttura strategica del settore, rafforzando meccanismi di riconoscimento delle competenze, sistemi di aggiornamento qualificato e strumenti di raccordo tra apprendimento, professione e innovazione.” Questo rapporto, a cura dell’Osservatorio delle libere professioni, nasce dall’esigenza di raccogliere le attuali caratteristiche della categoria dei laureati in agraria ed in scienze forestali, per fare una fotografia della condizione professionale successiva al percorso di laurea. Una raccolta di dati funzionale a orientare le politiche di ingresso alla professione, alla valorizzazione della categoria e all’indirizzo verso le opportunità professionali che si stanno aprendo. Lo studio è stato realizzato dalla Conferenza nazionale per la didattica universitaria di Agraria, il Conaf e la Fidaf, con la collaborazione dell’Osservatorio delle Libere Professioni Il rapporto è frutto della consultazione di dati ottenuti da fonti diverse (MUR, AlmaLaurea, Agraria, Conaf, Epap), e completati dalle risultanze di un’indagine su di un campione di quasi 1300 rispondenti.
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Mozzarella bufala Dop e pasta di Gragnano Igp a Tuttofood
(Adnkronos) – Ci sono pochi simboli capaci di raccontare l’Italia nel mondo con la stessa forza della pasta e della mozzarella di bufala. Ed è proprio da qui che prende vita il racconto che il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop e il Consorzio Pasta di Gragnano Igp porteranno a Tuttofood (11-14 maggio, Milano, Pad 1 – Stand R05): una storia fatta di territorio, tradizione e identità, oggi riconosciuta anche come Patrimonio Unesco. La sinergia tra i due Consorzi – tra le espressioni più autentiche della Campania – si rinnova in fiera con un progetto che mette al centro ciò che rende unica la cucina italiana: la capacità di trasformare ingredienti iconici in cultura condivisa, memoria e innovazione. Lo stand diventa uno spazio narrativo in cui la cucina italiana si svela attraverso una sequenza di suggestioni, evocazioni e reinterpretazioni. Non un semplice percorso di degustazione, ma un viaggio che attraversa il Paese rileggendone alcuni dei grandi classici. Il racconto prende forma in piatti che dialogano con le tradizioni regionali, trasformandole con sensibilità contemporanea. Il Lazio emerge nella rilettura del Rigatone di Gragnano Igp cacio e pepe, arricchito dalla cremosità della ricotta di bufala campana Dop e impreziosito dal tartufo; la Liguria si riflette nelle Linguine di Gragnano Igp al pesto con patate, dove la Mozzarella di Bufala Campana Dop introduce una nota sorprendente e avvolgente. Il percorso si spinge poi verso il Nord, con richiami alla tradizione piemontese nella frittatina di Anellini di Gragnano Igp con brasato al Barolo e Mozzarella di Bufala Campana Dop, mentre suggestioni lombarde prendono forma nell’Orzo di Gragnano Igp alla milanese, mantecato con ricotta di bufala campana Dop, in un gioco di rimandi tra pasta e risotto. Il viaggio trova infine il suo cuore più autentico in Campania: la pasta mista di Gragnano Igp con patate e Mozzarella di Bufala Campana Dop affumicata restituisce tutta la profondità della cucina partenopea, mentre il pacchero di Gragnano Igp fritto, ripieno di ricotta e mozzarella di bufala e servito su salsa di pomodoro e riduzione di basilico, ne rappresenta una reinterpretazione contemporanea e creativa. Ne emerge un racconto fluido e coerente, capace di dimostrare quanto Pasta di Gragnano Igp e Mozzarella di Bufala Campana Dop siano ingredienti vivi, versatili e profondamente contemporanei. Il progetto si estende oltre lo spazio fisico dello stand grazie a un intreccio tra esperienza diretta e contenuti digitali: alcune delle ricette protagoniste saranno infatti disponibili anche come videoricette sui canali social dei Consorzi. Un modo per vivere l’esperienza in fiera e, allo stesso tempo, portare a casa e ricreare 'il buono del Sud', prolungando il racconto anche dopo la visita. La collaborazione tra i due Consorzi, profondamente radicata in Campania, insieme al richiamo a uno dei patrimoni culturali più riconosciuti al mondo, offre così a Tuttofood uno spazio autentico e fortemente identitario, capace di raccontare l’Italia attraverso i suoi sapori più iconici.
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Inail e Federmanager, intesa strategica per salute e sicurezza pmi
(Adnkronos) – Il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, e il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, hanno sottoscritto oggi un protocollo d’intesa di durata triennale per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro. L’intesa avvia una collaborazione strutturata tra l’Istituto e la principale associazione di categoria dei manager industriali italiani, che rappresenta circa 180mila tra dirigenti, quadri apicali e alte professionalità, attraverso una rete di 55 sedi territoriali. Il protocollo, che si inserisce nel quadro delle politiche di prevenzione delineate dal Piano triennale Inail 2025-2027 e dal Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 del Ministero della Salute, si rivolge in particolare alle piccole e medie imprese, per le quali il contributo delle competenze manageriali può risultare decisivo. “La sicurezza sul lavoro – sottolinea il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo – non può essere ridotta a un adempimento formale. È una scelta culturale e organizzativa che richiede visione, competenza e responsabilità. Questa intesa nasce dalla convinzione che il management industriale possa contribuire significativamente alla diffusione della cultura della prevenzione, trasferendola lungo tutta la filiera produttiva e trasformandola in azioni concrete. Una leva che può fare la differenza nelle realtà più piccole, dove spesso mancano strutture dedicate e competenze specialistiche per tradurre gli obblighi normativi in pratiche efficaci e sostenibili”. Per il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, “questo protocollo segna un passaggio importante: riconosce che la sicurezza sul lavoro non è solo un tema tecnico, ma una leva di competitività e di politica industriale. Federmanager porta in questa intesa il valore delle competenze e della responsabilità manageriale, con l’obiettivo di contribuire a ridurre i divari che ancora esistono tra grandi imprese e Pmi nell’accesso a modelli organizzativi evoluti e a strumenti innovativi di prevenzione. Investire in sicurezza significa investire nel lavoro di qualità, nella continuità produttiva e nella tenuta sociale del Paese. Il ruolo dei manager diventa sempre più decisivo per accompagnare le imprese nei processi di cambiamento e per tradurre le politiche pubbliche in risultati concreti sui luoghi di lavoro”. Gli ambiti di collaborazione previsti dal protocollo comprendono l’organizzazione di eventi e campagne per la diffusione della cultura della sicurezza, la realizzazione di iniziative formative, anche con il coinvolgimento di Federmanager Academy, lo studio di metodologie e soluzioni tecnologiche innovative per la prevenzione di infortuni e malattie professionali, lo sviluppo di buone pratiche e modelli gestionali volti a migliorare gli standard di salute e sicurezza, e iniziative mirate al reinserimento e all’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro. I compiti di indirizzo, programmazione e monitoraggio delle attività saranno affidati a un Comitato di coordinamento paritetico, che assicurerà la loro coerenza rispetto agli obiettivi condivisi. Le singole iniziative saranno regolate attraverso specifici accordi attuativi, definiti in funzione delle finalità e delle condizioni di fattibilità di ciascun intervento.
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Imprese, al Bite-Barilla l’evento finale del partenariato Pnrr OnFoods
(Adnkronos) – Si è svolto lo scorso venerdì al Bite-Barilla innovation & technology experience di Barilla, il centro di innovazione del Gruppo, l’evento finale del partenariato Pnrr OnFoods, ‘Dalla ricerca all’impatto’. Oltre 350 progetti totali attivati in tre anni, più di 1000 risultati scientifici prodotti tra articoli, report e materiali di approfondimento, oltre 150 imprese coinvolte lungo tutta la filiera agroalimentare e circa 20 milioni di euro mobilitati attraverso i Bandi a Cascata: sono alcuni dei numeri che sintetizzano la scala e l’impatto di OnFoods. Promosso nell’ambito della Missione 4 del Pnrr il progetto ha riunito università, centri di ricerca e imprese con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative per sistemi alimentari più sostenibili, sicuri e orientati alla salute. Accanto alla produzione scientifica, OnFoods ha contribuito al rafforzamento del sistema della ricerca attraverso il reclutamento e il coinvolgimento di centinaia di ricercatrici e ricercatori, con una particolare attenzione alle nuove generazioni e allo sviluppo di competenze interdisciplinari. L’Università di Parma è stata l’ente proponente del progetto ed è la sede della Fondazione OnFoods, costituita proprio per coordinare le attività dei 26 partner. Anche la sede a Parma non è casuale, ma anzi sottolinea la centralità della città e della sua università nel contesto della formazione, della ricerca e dell’innovazione in ambito alimentare. “Per molti versi OnFoods è stata un’impresa senza precedenti”, commenta il Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Parma Paolo Martelli. “Una grande opportunità per dare slancio alla ricerca italiana su alimenti, nutrizione e sostenibilità mettendo a strettissimo contatto, in un gruppo di lavoro molto ampio ed estremamente qualificato, università, istituti di ricerca e aziende leader del settore di tutta Italia. In questi anni abbiamo lavorato insieme, con grande intensità, per affrontare le sfide globali e complesse dei sistemi agroalimentari. Siamo orgogliosi di quanto abbiamo realizzato finora, ma non possiamo fermarci qui: è essenziale continuare a investire in nuove idee, in progetti che guardino al futuro e che possano realmente trasformare la società, la qualità e l'accessibilità dei sistemi agroalimentari”. Senza dimenticare una quota significativa di ricerca di base, uno degli elementi più rilevanti emersi dal progetto riguarda il ripensamento del rapporto tra ricerca e sistema produttivo. OnFoods ha superato una visione lineare del trasferimento tecnologico, costruendo un modello di collaborazione continuo e reciproco, in cui università e imprese hanno lavorato in un contesto condiviso, contribuendo insieme alla definizione dei problemi, allo sviluppo delle soluzioni e alla loro validazione in contesti reali. Le imprese coinvolte – dalle grandi aziende alle pmi – non sono state soltanto destinatarie dei risultati, ma hanno partecipato attivamente alle attività del partenariato, mettendo a disposizione competenze, impianti e casi d’uso, e contribuendo a orientare le traiettorie della ricerca. Questo approccio ha reso più continuo il passaggio dalla conoscenza scientifica alla sperimentazione industriale, creando condizioni più favorevoli allo sviluppo di soluzioni applicabili e scalabili. La mattinata si è aperta con i saluti istituzionali e con una sessione dedicata agli esiti più rilevanti del progetto, con gli interventi di Daniele Del Rio, presidente della Fondazione OnFoods, Patrizia Riso, coordinatrice del comitato scientifico, Claudia Favari, ricercatrice, e Fabrizio
Cobis del Ministero dell’Università e della Ricerca. “OnFoods ha dimostrato che il rapporto tra ricerca e impresa non può più essere pensato come un passaggio lineare, in cui la conoscenza viene prima prodotta e poi trasferita. In questi anni abbiamo lavorato per costruire un modello diverso, in cui ricerca e applicazione si sviluppano insieme, dentro gli stessi processi. Il risultato più importante è aver reso più continuo e naturale il passaggio tra conoscenza e sperimentazione, creando le condizioni perché l’innovazione sia realmente applicabile e duratura”, ha dichiarato Daniele Del Rio, presidente della Fondazione OnFoods. “L’esperienza in OnFoods conferma la centralità di un dialogo strutturato tra ricerca scientifica e applicazione industriale. Come Gruppo, abbiamo messo a disposizione competenze e infrastrutture, anche attraverso il BITE, un ecosistema di innovazione da oltre 13.000 metri quadri tra Innovation Center e impianti pilota, con l’obiettivo di trasformare i risultati della ricerca in soluzioni scalabili e capaci di generare valore lungo tutta la filiera agroalimentare”, fanno sapere dal Gruppo Barilla. A seguire, la tavola rotonda ‘Dalla ricerca all’impresa (e ritorno)’ ha riunito rappresentanti del mondo accademico e industriale – tra cui Barilla, De’ Longhi Appliances e Agritech Center – per discutere risultati, criticità e prospettive future della collaborazione tra innovazione scientifica e sistema produttivo. Ospitato negli spazi del Bite, cuore dell’innovazione Barilla dove nascono e vengono testati i prodotti del futuro del Gruppo, l’evento ha offerto una rappresentazione concreta di un modello di innovazione in cui produzione di conoscenza, contesti industriali e sperimentazione si sviluppano in modo integrato. In questo senso, OnFoods si propone non solo come un progetto concluso, ma come un modello operativo per il futuro, fondato sulla co-produzione di conoscenza, sulla condivisione di infrastrutture e sulla capacità di integrare competenze e prospettive diverse.
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Fondirigenti, al via nuova consiliatura Marco Bodini confermato presidente
(Adnkronos) – Si è tenuta oggi la riunione di insediamento del consiglio di amministrazione di Fondirigenti per la consiliatura 2026-29, che conferma Marco Bodini presidente e Pierangelo Albini vicepresidente. Promosso da Confindustria e Federmanager, Fondirigenti è il principale fondo italiano per la formazione continua dei dirigenti, con oltre 14 mila imprese aderenti e 84 mila dirigenti. La nuova governance si insedia in una fase particolarmente rilevante per il sistema produttivo e per il management, chiamati a confrontarsi con sfide decisive per la competitività del Paese. Tra queste, la transizione sostenibile e digitale, l’impatto dell’intelligenza artificiale sui modelli organizzativi e produttivi, nonché la definizione del sistema dei servizi per le politiche attive rivolte ai dirigenti, che l’ultimo rinnovo del ccnl dei dirigenti industriali ha affidato a Fondirigenti. "Proseguo nel mio incarico – dichiara Marco Bodini – con senso di responsabilità e con la volontà di rafforzare ulteriormente il ruolo di Fondirigenti come leva strategica per la crescita delle competenze manageriali e la competitività delle imprese. In uno scenario caratterizzato da trasformazioni profonde, il nostro impegno sarà quello di accompagnare imprese e dirigenti nello sviluppo delle capacità necessarie per governare il cambiamento". Marco Bodini è direttore commerciale Estero di un’azienda manifatturiera del settore meccanico, con una consolidata esperienza manageriale sui temi dell’internazionalizzazione. E' presidente di Federmanager Brescia e di Federmanager Lombardia. Per la nuova consiliatura, il consiglio di amministrazione di Fondirigenti è composto da Pierangelo Albini, Marco Bodini, Marzio Boscariol, Angelo Cappetti, Renato Fontana e Alessandro Scarabelli. Il comitato promotore è composto da Maria Anghileri, Fausto Bianchi, Mario Cardoni, Riccardo Di Stefano, Valter Quercioli e Gherardo Zei. Il collegio dei sindaci è composto da Monica Domenici, Presidente, Rosj Catalano e Marco Tani. Con il nuovo assetto di governance, Fondirigenti si avvia a una fase di consolidamento e di ambizione strategica. I numeri dell’ultimo esercizio raccontano un fondo in forte crescita: i dirigenti coinvolti in percorsi formativi sono aumentati del 55% rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 400 mila ore erogate e 29 milioni di euro complessivamente finanziati. Una dinamica che riflette la crescente consapevolezza del valore strategico della formazione continua. Il mandato che si apre punta a rendere questo ruolo ancora più strutturale, con l’obiettivo di rendere sempre più Fondirigenti un punto di riferimento capace di anticipare i fabbisogni reali, rispondere con tempestività ai cambiamenti e contribuire, attraverso la managerializzazione, al rafforzamento della competitività delle imprese.
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Casaidea, in mostra novità che coniugano sartorialità e artigianalità
(Adnkronos) – Le migliori soluzioni per l’abitare, proposte da mobilieri e artigiani provenienti da tutta Italia, tornano in scena alla Fiera di Roma, dal 9 al 17 maggio, con Casaidea, giunta alla sua 51a edizione, che porta in mostra novità e idee per arredare e ristrutturare spazi interni ed esterni. La manifestazione, organizzata da Moa società cooperativa, è l’occasione per scoprire le tendenze del settore proposte dalle oltre 150 aziende presenti. Tra le soluzioni in mostra anche manufatti che rappresentano la maestria artigianale, proposti negli stand di Camera di commercio di Roma e Regione Lazio. L’ingresso è aperto al pubblico e gratuito per tutti i nove giorni. Le ultime tendenze dell’arredo sposano un approccio progettuale volto a migliorare il benessere psicofisico di chi vive gli ambienti. Si afferma sempre di più infatti – dentro e fuori le mura di casa – un design che sfrutta elementi come la vegetazione, la luce e le texture per creare un impatto positivo sulla vita quotidiana. Questo vede sempre più l’utilizzo di materiali organici, come legno e pietra, secondo schemi che richiamano forme e colori naturali, con pattern in linea, esaltati da un gioco di luci e ombre. L’obiettivo è creare un’oasi di pace e benessere, con sedute ergonomiche e spazi relax ben definiti, dove prevalgono colori terrosi in armonia con il paesaggio circostante. Tonalità naturali come terracotta, argilla, verde salvia od oliva sono abbinati a tinte neutre come beige e grigio chiaro. Per chi vuole poi distinguersi basta un tocco di nuance 'preziose' che richiamano le pietre, come il verde smeraldo, il blu zaffiro e il viola ametista, o i metalli. All’interno delle mura domestiche parole chiave sono comfort e design che riflettono lo stile personale di chi abita la casa, creando ambienti rilassanti, funzionali e di carattere. Coniugano sartorialità, personalizzazione e artigianalità in soluzioni dal carattere unico e raffinato, gli arredi e i complementi di Riflessi che porta in scena a Casaidea 2026, accanto agli iconici best seller, le ultime novità. Nel progetto di arredo del brand Made in Italy, la ricerca tecnica ed estetica pone al centro la persona, dando vita ad ambienti capaci di rispecchiare l’essenza di chi li vive e di interpretare le evoluzioni dell’abitare contemporaneo. Una sartorialità sempre più evoluta si esprime nella gamma sedute, largo all’impiego del cristallo curvato trasparente bronzato con lavorazioni speciali e i tavoli extralarge – con top fino a 6 metri – che diventano espressione di una personalizzazione sempre più ampia e consapevole, con finiture metallizzate in champagne perlato applicate anche alle superfici lignee. Tra le novità in mostra, collezioni che interpretano con carattere e innovazione tre categorie chiave del brand – tavoli, madie e orologi decorativi da parete – rafforzandone identità e posizionamento. Come il tavolo Manhattan che si veste di un nuovo total look bronzo, declinato sia nella struttura in alluminio verniciato, che nel piano in cristallo temperato retroverniciato metallizzato in abbinamento. Pensato per il mondo contract e hospitality ma anche per la casa il nuovo tavolo Bistrot, caratterizzato da una base in metallo plissé, ideale per ambienti contemporanei e dinamici. La gamma di madie si arricchisce di una nuova elegante finitura RAL champagne perlato per Segno, icona della categoria, una raffinata cromia che esalta con delicatezza i decori geometrici scavati su frontali, fianchi e top in legno laccato. Realizzati in ceramica Macchia Vecchia opaca e Travertino bianco opaco sono gli orologi decorativi della famiglia Portorotondo, con numeri romani incisi e lancette nere. Design, comfort, versatilità e identità esprime la linea Living collection di Divani.Store che propone soluzioni pensate per arredare e vivere ogni spazio con carattere. Coniugando estetica e funzionalità, è in mostra a Casaidea 2026 una gamma di divani e divani letto progettati per adattarsi alle esigenze dell’abitare moderno, offrendo un equilibrio tra design distintivo, materiali performanti e massima versatilità progettuale. Dalle soluzioni modulari ai divani letto evoluti, fino ai modelli iconici in pelle, la collezione interpreta il soggiorno come uno spazio dinamico, in continua trasformazione: un ambiente da vivere ogni giorno per accogliere, rilassarsi e condividere. I divani sono così progettati per essere protagonisti dello spazio e allo stesso tempo strumenti concreti per migliorare la qualità della vita quotidiana. Le linee sono pulite, i volumi equilibrati e i dettagli curati, permettendo alla collezione di integrarsi con naturalezza in ambienti moderni, minimal o più classici. La lavorazione capitonné, le impunture sartoriali e la qualità dei materiali raccontano un approccio progettuale attento, dove ogni elemento contribuisce a costruire un’estetica riconoscibile e duratura nel tempo. Dalle superfici materiche dei tessuti tecnici ai rivestimenti in vera pelle, ogni modello esprime una propria identità, mantenendo una coerenza stilistica che permette di creare ambienti armoniosi e sofisticati. Al centro della progettazione degli spazi c’è la ricerca del comfort, inteso come esperienza completa: sedute accoglienti, supporto ergonomico e sistemi letto progettati per un utilizzo reale e continuativo. Come il divano letto Cloud, dalle linee morbide e armoniose con schienali in fiocco che creano una silhouette accogliente in grado di richiamare già visivamente l'idea del comfort. Ideale per un uso quotidiano, si trasforma in letto in pochi secondi ed è pratico con il suo vano porta-guanciali e il rivestimento idrorepellente che facilita la pulizia. Frutto di specifiche tecniche di lavorazione e di esperienza artigianale sono i tavoli e le lastre realizzate da Ceramica Cuore in pietra lavica estratta dalle cave dell’Etna, che viene prima tagliata e sagomata a dimensione scelta e successivamente smaltata, decorata a mano e infine infornata a 950 gradi. Il ciclo di cottura nei forni impiega oltre 24 ore ed è grazie a questo procedimento che lo smalto decorato fonde con la pietra, unificando il tutto. Il risultato finale di questo processo artigianale è un prodotto di alto pregio artistico con caratteristiche uniche nel suo genere: a differenza della ceramica classica questa pietra magmatica non è un impasto, bensì una lastra di pietra naturale estratta direttamente dalle cave, frutto della solidificazione della lava fuoriuscita dai vulcani durante la loro attività in epoche remote. Per realizzare tavoli, piani cucina, rivestimenti e pannelli anche adatti al calpestio, oltre a quella dell’Etna, è utilizzata la pietra vulcanica del Lazio, detta anche peperino. Entrambe pietre magmatiche, sono estratte da antiche colate laviche solidificate che, dopo una sapiente tecnica di lavorazione, mantengono negli arredi le tipiche caratteristiche di resistenza agli urti e a tutti gli agenti atmosferici. Lavorati a mano con maestria artigianale, i tavoli in pietra lavica ceramizzata aggiungono unicità agli ambienti, con una bellezza duratura nel tempo, pressoché eterna. In bagno si punta su atmosfere naturali e rilassanti che privilegiano materiali materici come pietra e legno e finiture opache. Molto utilizzate grandi lastre in gres per ridurre le fughe, microcemento e resina per un look continuo e moderno. I mobili sono sospesi per massimizzare lo spazio e facilitare la pulizia, con sanitari compatti, specchi grandi e profili doccia in finiture metalliche calde come bronzo o rame spazzolato, per un look retro chic che armonizza l’ambiente. In mostra a Casaidea 2026 le proposte di Itc-Idrotermica con i migliori brand del settore. Novità per la sicurezza domestica sono presentate a Casaidea 2026 da Omega professional che propone il portone da garage con sistema di allarme integrato che rileva tentativi di effrazione: una soluzione pensata per chi considera il garage non più un locale accessorio, ma un vero e proprio punto di accesso alla casa da proteggere con la stessa attenzione riservata alla porta d'ingresso. La collezione 2026 introduce una finitura inedita per i pannelli in acciaio, di nome Corten, che mantiene le prestazioni tecniche quali resistenza agli agenti atmosferici, stabilità dimensionale e durata nel tempo. Una soluzione anche sostenibile, in quanto i pannelli in acciaio e la struttura coibentata contribuiscono alla riduzione delle dispersioni termiche, tra garage e ambienti abitativi, un aspetto rilevante soprattutto nei garage integrati nel volume della casa. Le motorizzazioni sono compatibili con sistemi domotici a basso assorbimento energetico. La ricerca di materiali innovativi porta il relax nelle proprie abitazioni anche con la spa idromassaggio portatile che può essere istallata ovunque, senza alcuna preparazione preventiva, anche in casa, dalla sala wellness al terrazzo. La struttura interna delle mini piscine Softub è realizzata in Polybond, un materiale molto leggero e ad alto potere isolante che mantiene il calore all'interno della vasca, abbattendo il consumo di energia elettrica, mentre il rivestimento è in LeatherTex, un vinile estremamente resistente a prova di intemperie. Grazie alla pratica illuminazione led subacquea, si può ricreare un ambiente rilassante da combinare con aromi di piacevoli fragranze e lasciarsi andare nella propria oasi di benessere. Casaidea è da oltre 50 anni un appuntamento del calendario fieristico atteso da migliaia di visitatori che possono scoprire in un solo luogo anteprime e novità altamente qualificate e specializzate, oltre che ricevere assistenza da parte dei professionisti del settore per diversi servizi, come la consulenza gratuita sulla progettazione di interni ed esterni. Eccellenza, creatività e genialità che guardano al futuro attingendo alla cultura della nostra tradizione e dell’artigianato e alla sostenibilità, con una crescita dell’utilizzo di materiali eco-friendly e riciclabili, fibre naturali e ceramiche a basso impatto ambientale. In mostra soluzioni all’insegna dello stile e dell’alta qualità, presentate secondo un format espositivo che fa dialogare con intelligenza, al suo interno, industria e artigianato di alto livello, classico e design, promuovendo i marchi più significativi del Made in Italy.
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