Aprile 28, 2026

Processo ‘Mensa dei poveri’, eurodeputata Lara Comi condannata a 4 anni e 2 mesi

Processo ‘Mensa dei poveri’, eurodeputata Lara Comi condannata a 4 anni e 2 mesi

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(Adnkronos) – L'eurodeputata di Forza Italia Lara Comi è stata condannata dai giudici del tribunale di Milano a quattro anni e due mesi nel processo ribattezzato ‘Mensa dei poveri’ che vede imputati politici e imprenditori per un presunto giro di tangenti. Lara Comi, difesa dall’avvocato Gian Piero Biancolella, era finita agli arresti domiciliari (poi revocati) nel novembre del 2019 per corruzione, false fatture e truffa ai danni dell'Unione europea per circa 500 mila euro per i corsi di formazione dei dipendenti di Afol, agenzia per la formazione, orientamento e lavoro. Vicenda che aveva visto coinvolto l'ex direttore dell'ente regionale Giuseppe Zingale e l’allora socia della Comi, Maria Teresa Bergamaschi, avvocato e commercialista che inizialmente aveva per parlato di una tangente da 10 mila euro.  Per i tre, nelle brevissime repliche di stamane, il pm Stefano Civardi aveva chiesto una riduzione di pena (da 5 anni e mezzo a 4 anni e 2 mesi per l'europarlamentare) per la derubricazione del reato di corruzione contestato ai tre imputati: l’aggravante di aver commesso il fatto in qualità di pubblico ufficiale va riqualificata in incaricato di pubblico servizio. I giudici hanno di fatto accolto la tesi accusatoria.  I giudici della sesta sezione penale di Milano hanno condannato solo pochi dei protagonisti dell’inchiesta. Assolti perché il fatto non sussiste l'ex consigliere comunale di FI a Milano Pietro Tatarella e Fabio Altitonante, già consigliere regionale e assessore in Lombardia. Un anno e un mese la condanna per l'allora deputato degli ‘azzurri’ Diego Sozzani, nel 2009 presidente della Provincia di Novara. Undici le condanne inflitte dal collegio per i quasi 70 imputati. "Sono stupita della sentenza di condanna. Tutti gli elementi emersi nel corso del dibattimento militavano una pronuncia assolutoria”, dichiara in una nota Lara Comi. “L’accusa di corruzione del direttore generale di Afol si fonda su dichiarazioni rese dall’avv. Bergamaschi in corso di istruttoria, confutate da riscontri oggettivi: le conversazioni WhatsApp rinvenute sul suo telefono che smentiscono quanto dichiarato. Inoltre la stessa in dibattimento ha dichiarato espressamente di non avere mai avuto richieste dall’on. Comi di riconoscimento di somme al direttore generale di Afol, scagionandomi dalle accuse mosse", spiega Comi.  "Per la truffa che sarebbe stata perpetrata con l’aumento di stipendio riconosciuto ad Aliverti, addetto stampa, sono stati prodotti tutti i documenti attestanti le maggiori attività da questi svolte che conclamano la differente maggiore attività che legittimava tale aumento retributivo. Tale documentazione è stata analizzata da una società multinazionale della comunicazione che ha avallato con una consulenza tecnica la legittimità e congruità di quanto è stato corrisposto ad Aliverti. Per la truffa perpetrata con gli emolumenti riconosciuti al collaboratore Saia, sia la Gdf che Banca d’Italia hanno accertato che le somme percepite da detto collaboratore non sono mai state riversate in alcun modo all’onorevole Comi, come peraltro lo stesso Saia ha dichiarato al dibattimento", dice l'eurodeputata, annunciando: "Impugneremo una sentenza che ribadisco ritengo ingiusta e lotterò in ogni sede per dimostrare la mia innocenza”. Per Lara Comi i giudici hanno stabilito anche l'interdizione dai pubblici uffici e l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per cinque anni, interdizioni simili sono scattate anche per altri condannati. Le motivazioni della sentenza, per alcuni capi di imputazione è intervenuta la prescrizione, saranno rese tra 90 giorni.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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