Aprile 19, 2024

Nereto, una via a Giorgio Almirante: anche l’Anpi di Teramo dice no

Nereto, una via a Giorgio Almirante: anche l'Anpi di Teramo dice no

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NERETO L’A.N.P.I. della provincia di Teramo esprime sconcerto e viva preoccupazione per l’intenzione,

espressa dal Sindaco di Nereto, di intitolare una via del paese a Giorgio Almirante.

La toponomastica ha un forte valore pedagogico, traccia un esempio etico e morale di impegno che

spazia dal campo artistico e intellettuale a quello storico, politico e civile. Le vie e le piazze

vengono di regola intitolate a personaggi illustri, che per loro vita, le loro opere e le loro azioni, si

sono distinti meritevolmente tanto da assumere un valore di esempio. Sono nomi che suscitano

rispetto ed ammirazione nelle persone che li conoscono e attenzione e curiosità in coloro che invece

non sanno chi sono.

Una curiosità, di fronte ad un nome al quale è intitolata una via, induce, specialmente i più giovani,

alla domanda: “Chi era? Cosa ha fatto?”

Selo chiedano tutti: chi era Almirante?

Almirante fin da giovane fu un convinto fascista. Iniziò a lavorare come giornalista e fu uno dei

principali redattori de “La difesa della Razza”, il periodico che iniziò le sue pubblicazioni nel 1938

e che, insieme all’approvazione delle cosiddette “leggi razziali”, segnò la definitiva svolta

antisemita e razzista del regime fascista. In uno dei suoi articoli più citati che venne pubblicato il 5

maggio del 1942 scriveva: «Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti».

Negli anni della guerra civile si distinse per la sua attività anti partigiana e di collaborazione con il

nazismo, accusa dalla quale cercò di difendersi, senza successo, nelle aule del tribunale nel corso

degli anni Settanta. Prima di allora, sempre per collaborazionismo era stato condannato e aveva

scontato solo una breve pena grazie alla successiva amnistia. Nel dopoguerra fondò poi i Fasci

d’azione rivoluzionaria e successivamente, alla fine 1946, partecipò alla costituzione del

Movimento sociale italiano e ne fu successivamente, a più riprese, segretario nazionale. La sua

attività politica nel dopoguerra, anche se con vaghi tentativi di dissimulazione, fu connotata da

chiara continuità per stile e contenuti con il fascismo, esprimendo disprezzo nei confronti della

Democrazia e della Repubblica italiana, tanto che più volte sono state ipotizzati il favoreggiamento

e il coinvolgimento in atti terroristici legati al mondo dell’eversione nera. “Democratico”, disse in

un’altra occasione, «è un aggettivo che non mi convince» e, dopo il colpo di stato militare in Cilenel 1973, in un discorso alla Camera auspicò che anche in Italia potesse accadere qualcosa di

simile.

Un uomo così, può rappresentare un esempio? Suscitare rispetto, ammirazione?

Chi lo propone rappresenta a Nereto la più alta carica istituzionale, rifletta attentamente sul ruolo

che svolge ed eviti slogan da bar, principi vuoti e ignobili accostamenti come quelli che ha

esternato.

Affiancare il nome di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer a quello di Almirante è assolutamente

vergognoso!

Chieda scusa e studi la Storia quando si permette assimilazioni così infamanti!

Togliatti ha lottato contro il fascismo e il nazifascismo, ha contribuito alla costruzione della nostra

democrazia, è stato uno dei più importanti ed influenti Padri Costituenti della Repubblica italiana.

Enrico Berlinguer, uno degli uomini più elevati ed integri della storia della nostra Repubblica, è

stato uno dei massimi esponenti del più grande partito di massa italiano che ha contribuito

all’emancipazione, alla crescita sociale, etica e civile del nostro Paese.

Entrambi sono i veri ispiratori delle nuove generazioni e restano gli esempi più luminosi della

migliore Italia democratica ed antifascista, nata dalla Resistenza e dalla Costituzione.

Il Presidente Provinciale A.N.P.I. di Teramo

On. Antonio Franchi

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