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Ritrovata la lapide “scomparsa” del poeta dalmata Antonio De Micheli

Ritrovata la lapide “scomparsa” del poeta dalmata Antonio De Micheli

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Ritrovata la lapide “scomparsa” del poeta dalmata Antonio De Micheli. Era in un fondaco nella stessa casa dove aveva vissuto gli ultimi anni di vita

 

ROSETO Antonio De Micheli, irredentista, poeta, giornalista, insegnante e scrittore, morto all’ospedale di Pescara il 22 aprile 1964, all’età di 83anni, visse da esule gli ultimi anni della vita in Via Piave a Roseto degli Abruzzi (TE). Era nato a Sebenico (oggi Croazia) il 24 giugno 1881 ed era sposato con Giovanna Savio Gazzoni (detta Gina o Giannina) ed aveva due figlie: Biancamaria e Novella. Grazie alle ricerche del giornalista giuliese, Walter De Berardinis, con la collaborazione dello storico, Mario Giunco, già funzionario del settore cultura del comune di Roseto degli Abruzzi, è stata riportata alla “luce” la lapide rimossa, visto che giaceva sotto un fondaco nella stessa casa in cui visse fino agli ultimi giorni di vita insieme all’altro giornalista e scrittore teatino, Donatello D’Orazio (Chieti 1896 – Roseto degli Abruzzi 1986). Oggi la lapide è custodita da uno dei proprietari dell’immobile, la Sig.ra Lidia Panicciari, la stessa si è resa disponibile per il restauro e ricollocazione originaria del manufatto, in attesa che gli autori della scoperta cercheranno, con l’aiuto di enti privati e pubblici, di restaurare la lapide e ricollocarla nello stesso posto. Le ricerche sul poeta sono partite in occasione del centenario dell’Impresa fiumana di Gabriele D’Annunzio 1919/2019, dove furono protagonisti due Legionari giuliesi: Gaetano Montini e Flaviano Iaconi. Il De Micheli, sulle biografie ufficiali, viene erroneamente citato come luogo del decesso e della residenza la città di Giulianova. Il giornalista Dalmata arrivò a Roseto degli Abruzzi come esule, dopo i noti fatti della fine della 2° Guerra Mondiale, in cui ci fu l’esodo forzato degli italiani (per etnia e lingua) dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia, che porto oltre 350.000 persone a lasciare la propria terra natia dopo l’occupazione da parte degli uomini di Tito e della nascente Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia. A Roseto fu accolto dal collega Donatello D’Orazio e dalla nobildonna, Angela Scavongelli Giannuzzi.