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Paganica, a dieci anni dal terremoto riapre il monastero delle clarisse

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A dieci anni dal terremoto riapre a paganica il monastero delle clarisse

Un grande concorso di popolo ha salutato il rientro delle Sorelle di S. Chiara nella restaurata struttura

L’AQUILA Una splendida giornata di sole, un cielo terso color cobalto e un venticello vezzoso hanno salutato a Paganica la riapertura del Monastero di Santa Chiara, dopo i complessi lavori di restauro dai danni del terremoto del 6 aprile 2009. Le Sorelle Clarisse, guidate dalla badessa Madre Rosa Maria Tufano, che solitamente trasmettono quella serenità francescana che fa meditare sul valore dello spirito rispetto alla caducità delle cose terrene, sabato scorso 9 marzo avevano nel sorriso un quid in più, di gioia davvero intensa, propria di un ritorno a casa, benché il monastero sia assai vicino alla provvisoria struttura di legno che le ha ospitate negli anni del dopo terremoto. Nella piccola Chiesa di San Bartolomeo, ove sono custodite le spoglie incorrotte della Beata Antonia di Firenze, già piena come un uovo mezz’ora prima della celebrazione eucaristica fissata per le quattro del pomeriggio, le Sorelle rispondevano con un cenno festoso a chi, oltre l’inferriata posta tra il presbiterio e la parte riservata ai fedeli, inviava loro un sorriso o un gesto di saluto.

Anche l’esterno della chiesetta, dov’erano sistemate altre panche a sedere, c’era un pieno di gente in attesa, con quell’animazione tipica dei grandi eventi. La grande Chiesa di Santa Maria del Carmine, consacrata nel 1912 e adiacente al monastero, ha bisogno ancora di alcuni mesi per il completamento dei lavori di consolidamento e restauro. Dunque ancora la chiesetta di San Bartolomeo ospita questa importante celebrazione. Splendidamente restaurata dal Ministero dei Beni Culturali, con lavori condotti dalla Soprintendenza e diretti da Bianca Maria Colasacco, la chiesa, una monoaula con tetto ligneo a vista e lacerti di due preziosi affreschi – un’Annunciazione e una Crocifissione – risalenti al XIII secolo, è stata arricchita sulle pareti laterali dalle opere del maestro iconografo Paolo Orlando, che vi ha realizzato due cicli di affreschi, uno mariano e l’altro sulla vita di Gesù. Probabile che questo tempio fosse la parrocchiale di una delle numerose Ville che dopo l’anno Mille concorsero all’incastellamento di Paganica, ampliando l’antico nucleo del pagus sorto negli anni della Roma repubblicana, intorno al 430 a.C., proprio al confine tra i popoli Vestini e Sabini.

Alle ore 16 in punto il lungo corteo dei celebranti fa ingresso nella chiesa, aperto da una ventina di sacerdoti, secolari e francescani, seguito da tre vescovi – il Nunzio apostolico mons. Orlando Antonini, il vescovo di Termoli-Larino mons. Gianfranco De Luca e il vescovo di Rieti mons. Domenico Pompili – e chiuso dall’arcivescovo metropolita dell’Aquila, Cardinale Giuseppe Petrocchi. Tra i presbiteri il parroco di Paganica, don Dionisio Rodriguez, e due ospiti – don Alessandro Blandino, modicano e parroco a Pachino, e don Sergio Boccadifuoco, parroco a Frigintini di Modica – della diocesi di Noto, fortemente legata a Paganica, in amicizia e spiritualità, dopo il sisma del 2009. Tanto che la Parrocchia di Paganica ha contratto un gemellaggio religioso con la Parrocchia di San Pietro, a Modica, laddove era parroco don Corrado Lorefice, ora arcivescovo di Palermo.